DOVREMO CAMBIARE IL TELEVISIORE(o comprare un decoder)

Le emittenti europee saranno costrette a modificare la tecnica di trasmissione. Così tutti i cittadini dovranno cambiare la televisione (anche quelle di ultimo modello) o comprare un nuovo decoder.

di Caludio Cataldo

Avete comprato da poco un televisore ultra-fino, magari di quelli che si appendono al muro, nella speranza di ridurre al minimo l’impiccio dei vari decoder? Mai scelta poteva rivelarsi peggiore.

Nessun cittadino, infatti, ha fatto i conti con la “zia” Europa, che obbligherà tutti i telespettatori a cambiare televisore. Oppure ad aggiungere un decoder ai soprammobili in salotto.

La commissione europea, infatti, ha deciso di anticipare al 2020 il cambio di frequenze in tutti i Paesi dell’Ue. Questo significa che le emittenti nazionali dovranno cambiare la tecnica di trasmissione ora in uso, obbligando i telespettatori a dotarsi di un televisore che sappia ricevere questi “nuovi” segnali. I problema è che nessuo degli attuali apparecchi è in grando di farlo. Così le scelte sono due: o si compra una nuova tv, relegando al cassetto dei ricordi quello comprato – magari – appena lo scorso natale; oppure dotarsi di un nuovo decoder.

Le nuove frequenze, come spiega Libero, sono le DVB-T2, eventualmente compresse con un softwere HEVC. In teoria il cambio sarebbe dovuto essere ad inizio 2022, ma la data è stata anticipata. Il motivo è che l’Ue vuole liberare la “Banda 700” attualmente usata dalle televisioni per donarla alle reti internet ultraveloci (4G e 5G). Le nuove tv saranno prodotte solo ad inizio 2017, quindi quelle comprate in questi due anni potrebbero rivelarsi dei pessimi affari.

Non solo. Perché la decisione europea potrebbe avere conseguenze anche per le casse dello stato. Le emittenti concessionarie, come Mediaset, infatti, hanno il contratto in scadenza fino al 2032 e – in teoria – potrebbero chiedere un risarcimento per il fatto di essere costretti a chiudere anticipatamente il contratto. Lo Stato, infatti, a breve dovrà aprire una nuova asta per gli spazi nell’etere.

Intanto, però, i telespettatori si arrendano: il loro nuovo televisore è già vecchio.

http://www.il giornale.it

NOTTURNO

E’ misterioso, inquietante, suadente, avvolgente, rispettoso: il buio. Tante cose accadono nella notte. Mentre tutto si adagia, sembra sostare in attesa, crescono nel segreto, non viste, cose importanti. Sfuggono agli occhi e appaiono, evidenti, solo a giorno inoltrato. Crescono piano le cose che contano; crescono sotto lo sguardo anche di quelli che non cercano ciò che evidente non è.
Quante volte, nell’oscurità, cresce più chiara, più forte, più precisa, la volontà di comprendere: si vorrebbe tornare a vedere frammenti di vita già andata, vissuta, passata. Quale sete ha il cuore di chi conosce il colore della notte e ha imparato ad ascoltare la voce della vita che se ne va, che si trasforma, che muta la storia della gente, quella voce che scava dentro, la mente e i passi?
La notte è il tempo dei pensieri, delle emozioni, delle passioni che riaffiorano e trascinano domande alle quali non si può non rispondere.
Rientrati, a sera, restano oltre quella porta i rumori della strada, quei suoni che nel giorno consumano o quantomeno appannano mete e desideri: tutto resta fuori. Mentre dentro, invece, riemerge prepotente la verità di sé, quella che interroga senza attenuanti, e rimette in primo piano ciò che è rimasto sulla strada.
Non si può vivere lasciando che i giorni passino l’uno accanto all’altro.
Non serve aspettare la notte, se i colori del giorno non diventano fermenti di luce nel buio che toglie solo tutto ciò che non serve per incontrare la vita, fra tante vite che intrecciano la propria esistenza.
E’ ingannevole la vita, sono ingannevoli gli anni pensati senza fine; è breve la gioia che pare così gradita.
Vorremmo tornare indietro per rivedere il passato, per comprendere meglio quello che abbiamo perduto. Cercare l’esistenza: il lavoro di ogni giorno. Cercare l’esistenza. Che altro? Tutto diventa importante. Il dettaglio, il particolare diventa sublime attenzione. Ogni volto, messaggio di vita che favorisce e facilita la conoscenza di sé: sapore che condisce passi, talora affaticati.
Cosa accade nel cuore di chi cerca di rialzarsi dopo ogni caduta, dopo ogni nuovo dolore, dopo ogni nuova fine, non è dato sapere. Eppure, in quel mistero, ciascuno custodisce le verità più alte, quelle che si confessano solo a se stessi e che lasciano fuori della porta qualsiasi finzione, artificio, sotterfugio, timore.
L’unica notte oscura è quella che non si vuole affrontare.
Il nuovo verrà.
Ci potrà passare accanto, ci potrà interpellare, ma se non lo si vuole affrontare…non ci cambierà. Si ricomincia, nella notte, a cercare l’esistenza, quella che appaga il cuore e rende prezioso il vivere. Nel cuore della notte emerge il desiderio di tornare alla casa d’origine, lì da dove è iniziata quella trasformazione di sé che invita a cogliere l’esistenza, preziosa e unica, come luogo d’incontro, tempo di riconoscimento, spesso, tempo di attesa.
Non è facile attendere, non si è più abituati ad attendere: se non a condizione e a garanzia di avere diritto a una risposta… a fronte della certezza di avere qualcosa in cambio, un ritorno. Durante queste trasformazioni se, da una parte, si prova una indicibile fragilità, dall’altra, più viva sembra diventare la voglia di vivere o almeno il desiderio di trovare un più forte senso per vivere, più attenta si fa la ricerca della bellezza e della gioia, più familiare torna lo stupore e la gratitudine: anche se intorno resta la notte, o prevalgono le nebbie notturne più impenetrabili, la vita diventa diversa, altra, nuova.
Tramonti e albe, primavere e autunni hanno scandito il trascorrere del tempo, ma intatta resta la fedeltà alla vita: essere fedeli alla vita è un assecondare inviti, un raccogliere messaggi, riconoscere segnali.

DA:http://www.legirasole.it/letture/notturno

GRANELLI D’AUTUNNO

di Fausto Corsetti.

Ti sorprendono come un filobus in una città con le strade deserte. Giungono in punta di piedi su scarpe che sussurrano all’asfalto. Ti camminano al fianco e sorridono con occhi luminosi e pieni di malinconia. Un sole tiepido accarezza loro le spalle e le scalda come uno scialle caldo della nonna.
Le definiscono “mezze stagioni” ma ti colmano la vita.
Autunno: per alcuni tempo della tristezza, per altri momento di gioiosa malinconia. Le ore dell’attesa, delle foglie che sono pronte a dire addio agli alberi per planare eleganti sul selciato che le attende. Capaci di mutare colore ad ogni spiffero di vento, prima verdi, poi rosse, dorate e infine marroni.
Una vita racchiusa in quei pochi attimi dal cielo alla terra, infinite storie da raccontare in quel volo che sembra eterno ma dura un momento.
L’autunno: uno squarcio di luce leggero e prepotente da dietro un palazzo; un via-vai di persone che corrono assorte e hanno in testa mille cose da fare.
“Sono” l’autunno i bambini che si affacciano all’esistenza con il solo peso di uno zaino dai colori sempre più intensi; “sono” l’autunno gli occhi luminosi delle ragazze che hanno abbandonato nella borsa le lenti scure dell’estate.
L’autunno è il ritmo blando di chi deve affrettare il passo. La stagione dei libri nuovi che non vuoi aprire per non sciupare le pagine. E’ il frusciare delle ore di luce che ti portano per mano verso una sera dolce e preziosa. L’autunno è una giacca di renna  che sa di cioccolato, una giacca per attraversare un parco e “canticchiare” con la mente un pezzo di Lucio Battisti. Una canzone che parla di carrelli da spingere al supermercato “sottobraccio a te” e di “prezzi rincarati”. Tu cammini con le mani nelle tasche a frugare biglietti dell’autobus e chiavi di casa.
C’è un ragazzo con la barba sulla panchina e al collo una sciarpa scura, lo fissi senza guardarlo e ti chiedi cosa starà pensando. Forse perché l’autunno è la stagione per riflettere e ti sembra normale che tutti stiano lì a fare un bilancio della giornata o, magari, di un’intera esistenza.
Alla fine del sentiero ci sono due strade come accade spesso nella vita. E nessun “vigile” ad indicarti dove andare. Puoi lasciar decidere ai tuoi piedi o fare conto sulla testa.
Qualunque sia la decisione il risultato è dentro una busta chiusa che nessuno sa quando te l’apriranno. Tu sai solo che devi andare e farlo in autunno è sempre un po’ più leggero. Anche se ti sei lasciato il sole alle spalle e davanti c’è solo l’inverno, quella che neanche un meteorologo pazzo può chiamare “mezza stagione.

(www.legirasole.it)

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Un robot per amante

È l’ultima frontiera dell’intelligenza artificiale e della robotica: una nuova generazione di macchine dall’aspetto umano, progettate per fare sesso – e forse anche compensare carenze affettive. Vantaggi e rischi del sesso hi-tech.

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Pelle di seta, intelligenza artificiale e sempre disponibili. I sex robot rivoluzioneranno per l’ennesima volta la nostra sessualità?|Michael Coghlan / Flickr

Si chiamano Roxxxy, Denyse, Isabel ma anche Robert o Stew. Sono robot di ultimissima generazione, dotati di intelligenza artificiale e progettati per uno scopo ben preciso: soddisfare i desideri sessuali degli esseri umani, proprio come i robot protagonisti della serie tv Westworld.
Secondo David Levy, uno dei massimi esperti mondiali di robotica, intelligenza artificiale e dintorni, il primo sex robot potrebbe essere commercialmente disponibile entro la fine dell’anno a un costo di circa 10-15.000 euro. Poco più di un’utilitaria.
Come ti coccolo il robot. In un articolo pubblicato nell’ottobre del 2016 sul Daily Mail (il popolare giornale scandalistico inglese del quale ci siamo recentemente occupati), Levy spiega con dovizia di particolari come queste macchine avranno sembianze e dimensioni umane anche nelle parti intime, saranno sensibili al tocco e avranno anche un preciso orientamento sessuale (oppure no).

Westworld, un’oscura odissea sull’alba della coscienza artificiale e sul futuro del peccato… (serie tv, 2016).

L’intelligenza artificiale e il software di cui saranno dotate questa macchine permetterà loro di interagire con gli esseri umani, per esempio rispondendo a specifici stimoli vocali, visivi o tattili, e sostenendo semplici conversazioni. Sapranno riconoscere l’interlocutore, ne comprenderanno lo stato d’animo e impareranno a conoscerne gusti e preferenze.

Materiali sempre più evoluti e tecnologie costruttive all’avanguardia faranno il resto: questi androidi avranno infatti una pelle morbida e realistica, equipaggiata con numerosi sensori che la renderanno sensibile al tatto e con un sistema di riscaldamento che la manterrà a una temperatura naturale e piacevole da toccare. E poi micromotori che renderanno possibili movimenti di ogni tipo e una connessione a Internet per ricevere da remoto aggiornamenti e nuove funzionalità.
I sex robot potrebbero insomma essere il fenomeno tecnologico dell’anno: al momento ci stanno lavorando diverse aziende che hanno messo a punto prototipi più o meno avanzati.

CuriositàAndroidi, transformer, simulacri e macchine biomimetiche: hanno cervello. Avranno anche l’anima?

Luci rosse hi-tech. Secondo gli addetti ai lavori uno dei più evoluti è Denise, il robot di Real Doll, azienda americana che realizza bambole per il sesso tra le più realistiche sul mercato.
Pelle di seta, corpo perfetto, occhi suadenti, Denise ha un scheletro mobile che le consente di assumere diverse posizioni, muove le labbra e la lingua ed è dotata di intelligenza artificiale, per interagire con gli esseri umani: per esempio a seconda di come viene trattata, ma sempre nel rispetto della personalità che le è stata assegnata via software.
Matt MacMullen, fondatore e proprietario di Real Doll, spiega dalle pagine del sito che Denise potrà essere equipaggiata con diverse personalità, a seconda dei gusti dell’acquirente: passionale, timida, intellettuale, romantica e così via.

Potrà innamorarsi del suo partner umano e sarà anche capace di cambiare umore nel corso della giornata. Insomma, sarà meglio non farla arrabbiare per non rischiare di trovarsi a dormire sul divano.

Il tempo dei robot. «Il nostro obiettivo», spiega MacMullen, «è quello di far sviluppare un attaccamento emotivo non solo al robot, ma alla sua personalità digitale». Inquietante o meno, secondo Levy è un obiettivo raggiungibile.
Nel suo libro Love and sex with robots Levy spiega infatti che non è complicato fare innamorare un robot di un essere umano: è cioè possibile programmare il robot in modo che si comporti come se fosse innamorato. In questo modo l’umano si sentirebbe amato dalla macchina, e potrebbe decidere – più o meno consciamente – di contraccambiare con una versione estrema di quello che è l’amore per la propria vettura, per la motocicletta o persino per un animale domestico.
Facciamolo tecno. Secondo gli esperti i sex robot potrebbero diventare molto presto un grande business: la sessuologa britannica Michelle Mars prevede una vera e propria invasione di macchine che nel giro di qualche anno andranno a sostituirsi ai sex workers, per esempio nelle località tristemente note per essere meta di turismo sessuale. Meno costi, meno problemi legali e meno rischi.

Secondo la Mars quello che cambierà è il concetto di trasgressione, che prenderà le forme e i modi inventati dai programmatori e “insegnati” ai robot.

Il 9% dei partecipanti a un sondaggio promosso dall’Huffington Post farebbe sesso con un robot… Ma per il 42% delle persone il tradimento con un cyborg è pur sempre, comunque, un tradimento. | BettySwettie / Flickr

I vantaggi del sexdroid. Secondo alcuni esperti del settore, l’avvento di questi androidi a luci rosse potrebbe portare diversi benefici alla società, tra cui un drastico calo del commercio di esseri umani destinati al mercato della prostituzione e della pedofilia e il contenimento delle malattie a trasmissione sessuale.
«L’idea di instaurare una relazione affettiva o fisica con un robot potrà sembrare strana ai più, ma pensate a come Internet e le nuove tecnologie hanno cambiato il modo di approcciare il sesso e le relazioni interpersonali», spiega Levy a chi solleva qualche perplessità sull’effettiva diffusione di queste macchine.
«Lo stesso concetto di “strano”», presegue Levy, «in campo sessuale è destinato ad evolversi piuttosto in fretta: molte pratiche oggi ritenute normali un secolo fa erano censurate socialmente o addirittura vietate dalla legge.»
Relazioni pericolose. Ma l’avvento delle sex machine suscita ben che più che qualche perplessità, almeno dal punto di vista etico. Noel Sharkey, docente di robotica all’università di Sheffield e considerato uno dei maggiori esperti mondiali su etica e morale legate all’avvento dei robot, si dice seriamente preoccupato soprattutto per i più giovani, che rischiano di trovarsi a vivere esperienze troppo coinvolgenti dal punto di vista fisico ed emotivo ma completamente scollegate dalla realtà.«Come approcceranno il sesso opposto questi ragazzi? Che considerazione ne avranno?», si domanda lo scienziato.
In generale gli psicologi mettono in guardia dall’utilizzo di queste macchine, candidate a diventare un surrogato ad alta tecnologia delle vere relazioni. Ciò che si rischia è un’estremizzazione delle dinamiche e delle patologie legate al consumo compulsivo di pornografia online di  come ci comporteremo con gli altri esseri umani quando l’unico metro di paragone è un macchina progettata per soddisfare ogni nostro desiderio e pulsione?

Quando il robot non ci sta:

. Ecco perchè alcuni esperti si domandano se non sia il caso di autorizzare i sex robot a dire “no” e a interrompere un rapporto in caso di situazioni estreme.
La questione è seria, al punto che Kathleen Richardson, ricercatrice in etica della robotica alla DeMonfort University, si è fatta promotrice di Against Sex Robots, una campagna di sensibilizzazione finalizzata a impedire la realizzazione e la diffusione di queste macchine.

Al centro dell’attività della Richardson c’è la donna: «I sex robot rendono esplicito il fatto che le donne sono considerate meno che umane e che servono solo per i desideri sessuali maschili. Non solo: alla persone viene detto che possono avere una relazione con questi oggetti. Ma se gli esseri umani possono relazionarsi con un oggetto, l’oggetto non può relazionarsi con loro», conclude la ricercatrice in una recente intervista rilasciata in occasione della sua partecipazione al Trieste Next 2016.

01 Marzo 2017 | Rebecca Mantovani